Personaggi secondari

Da Midda\'s Chronicles Enciclopedia.

Numerosi sono i personaggi secondari comparsi nel corso della saga di Midda's Chronicles.

A seguito riportiamo un elenco in ordine alfabetico con l'indicazione delle caratteristiche degli stessi, ove specificate.

monaco oscuro

N. A.
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Soprannome

monaco oscuro

Editore New Wave Novelers/Lulu.com
1ª app. 24 gennaio 2008
1ª app. in Il tempio nella palude
Ultima app. in Il tempio nella palude
Sesso Maschio
Professione celebrante

Il monaco oscuro è un personaggio immaginario inventato da Sean MacMalcom. Apparso quale antagonista nel racconto Il tempio nella palude, tenta di sacrificare Camne Marge a una qualche divinità oscura, salvo essere sconfitto da Midda Bontor, che gli sottrare le gemme di Sarth'Okhrin con le quali aveva sostituito i propri occhi.

Caratteristiche fisiche

  • Corporatura: imponente e muscolosa
  • Carnagione: albina
  • Occhi: assenti, sostituiti dalle gemme di Sarth'Okhrin
  • Capelli: assenti
  • Segni particolari: una complessa serie di tatuaggi sul cranio

Descrizione nel testo

monaco oscuro by TekTek.org

Da Il tempio nella palude (Episodio #014):

Il celebrante del rito blasfemo in atto all’interno del tempio si offrì allo sguardo di Midda come un giovane uomo, dal fisico imponente e sicuramente muscoloso, coperto però da un saio non diverso da quello degli altri adepti salvo per il colore, nero come la notte più tenebrosa. In contrasto con l’oscurità di quella veste monacale era altresì la pelle dell’uomo, tanto chiara da essere considerabile praticamente bianca, in un pallore mortale disumano: non capelli erano presenti sul di lui capo, ma un complesso tatuaggio dal significato non evidente. Nelle mani, similmente a quanto era già stato mostrato dal bassorilievo che la donna guerriero si era soffermata ad osservare, reggeva una lunga falce, dal manico nero e dalla lama bianca, brillante nella penombra del santuario. Ma non era né la veste nera, né la pelle bianca, né il tatuaggio indecifrabile, né la falce mortale ad attirare l’attenzione di lei verso quella figura. Erano i suoi occhi a rappresentare ogni interesse della donna verso il proprio nemico. Quegli occhi che erano la ragione stessa della missione di lei in quella palude maledetta. Quegli occhi che non erano organici, che non appartenevano al corpo che li ospitava: due pietre, due grandi pietre ambrate, incastonate nel cranio dell’officiante, nelle di lui orbite in sostituzione ai naturali bulbi oculari, scintillanti di temibili bagliori.