Be'Sihl Ahvn-Qa

Da Midda\'s Chronicles Enciclopedia.
Be'Sihl Ahvn-Qa
No-image.svg
Editore New Wave Novelers/Lulu.com
1ª app. 6 febbraio 2008
1ª app. in La città del peccato
Sesso Maschio
Luogo di nascita regno di Shar'Tiagh
Professione locandiere
Parenti

Be'Sihl Ahvn-Qa è un personaggio immaginario inventato da Sean MacMalcom. Personaggio ricorrente della saga Midda's Chronicles, si impiega nella professione locandiere, co-proprietario della locanda "Alla Signora della Vita" presso la città di Kriarya, nel regno di Kofreya. Amico e confidente di Midda Bontor, recentemente ha iniziato una relazione sentimentale con lei (cfr. Memento mori).

Caratteristiche fisiche

  • Altezza: poco superiore ai cinque piedi e mezzo
  • Peso: non oltre le centocinquanta libbre
  • Corporatura: media
  • Carnagione: scura
  • Occhi: castano chiari, quasi tendenti all'arancione
  • Capelli: neri
  • Segni particolari: come abitudine shar'tiagha, veste sempre ornamenti d'oro, mantiene perennemente piedi scalzi e porta i capelli composti in una miriade di piccole trecce

Note biografiche

Nato e cresciuto a Shar'Tiagh, non sono forniti concreti particolari sulla giovinezza di Be'Sihl, per quanto sia presumibile una sua prima formazione all'uso delle armi poi rinnegata. Emigrato dalla propria terra natia, è giunto a Kriarya, nel regno di Kofreya, decidendo di aprire lì una locanda probabilmente poco tempo prima dell'esordio di Midda Bontor in città.

Per circa quattordici anni, il rapporto con Midda è rimasto di natura estremamente cordiale, a tratti complice, con chiari segni di reciproco interesse, senza però cedere, da ambo le parti, all'idea di improvvisare una relazione sentimentale o sessuale, temendo altrimenti di perdere quanto così già loro. A seguito della presunta morte di Midda, negli eventi narrati in Memento mori, i due hanno però affrontato le proprie reciproche emozioni, decidendo di provare a concedersi una possibilità insieme.

Sempre a seguito di quegli eventi, e della parziale distruzione della propria locanda, Be'Sihl accetta di dividere la proprietà della medesima con Midda in conseguenza del suo interessamento economico nella ricostruzione di quanto, dopotutto, distrutto solo in conseguenza delle sue azioni. Per tale ragione, oltre che per l'amore verso di lei, Be'Sihl ha ribattezzato la locanda con il nome di "Alla Signora della Vita", citando in maniera esplicita quanto compiuto dalla propria compagna nel corso della disavventura narrata in Ritorno alla città del peccato.

Altre note

Quale conseguenza del proprio lavoro, il tempi di riposo per Be'Sihl sono quasi sempre minimi: ciò nonostante egli non sembra abbisognare di nulla di più di quanto già non abbia.

Quando Midda alloggia nella sua locanda, rituale hanno da considerarsi le loro colazioni insieme, all'alba, in un momento nel quale il salone della locanda risulta essere praticamente deserto e i due possono confrontarsi in assoluta tranquillità.

Descrizione nel testo

Be'Sihl Ahvn-Qa by TekTek.org

Da La città del peccato (Episodio #027):

Oltre la porta, leggermente rosso in viso per lo sforzo nel reggere due grandi secchi straripanti d’acqua, era un uomo assolutamente medio: statura media, poco superiore ai cinque piedi e mezzo, corporatura media, probabilmente non oltre le centocinquanta libbre, età media, sopra i trenta e sotto i quaranta. Ben lontano dall’essere medio, invece, era il di lui aspetto, che al contrario lo caratterizzava in maniera pressoché unica all’interno della città. I lunghi capelli neri che coprivano il suo capo, composti in una miriade di piccole trecce secondo lo stile di alcuni regni del deserto, e la pelle scura, decisamente più che una semplice abbronzatura, indicavano chiaramente l’etnia shar’tiagha dell’uomo. Il volto, però, non ricalcava completamente i tratti tipici della zona ed, anzi, se ne scostava parecchio: il mento non si tendeva appuntito, gli zigomi non si offrivano alti come nella maggior parte dei shar’tiaghi ed, anzi, sopra il profilo leggermente tondeggiante del viso, labbra carnose ed un naso tondo appena schiacciato si presentavano assieme a due splendenti occhi castano chiaro, tendenti quasi a tonalità arancione in una forma leggermente obliqua. Un insieme di caratteristiche abbastanza variegate che lasciavano quindi facilmente pensare ad un retaggio familiare vasto e intrecciato, probabilmente frutto di molteplici matrimoni misti che, come sempre, finivano per concedere ad un individuo singolo una moltitudine di pregi di varie popolazioni, creando sempre persone uniche ed irripetibili.

[…]

Sotto i capelli intrecciati di egli potevano distinguersi due orecchini d’oro di forma circolare, uno per ogni lato del viso, mentre sopra una larga camicia bianca, a tratti penzolante in maniera disordinata fuori dai pantaloni rosso-violacei, si mostrava lucente un bracciale altrettanto dorato: tale ornamento, richiamando in maniera inequivocabile le decorazioni della terra d’origine dell’uomo, era il maggior vanto del locandiere, un’eredità familiare che indossava in ogni momento del giorno e della notte con orgoglio e senza mai timori, tanto che più volte aveva anche ricavato qualche rogna da tanta sicurezza. Suggerire a Be’Sihl maggiore prudenza, meno ostentazione di un simile gioiello, comunque, era stato da sempre fuori discussione: l’uomo, infatti, era troppo fiero di quell’ornamento, troppo legato ad esso per pensare di riporlo lontano dal proprio sguardo e dal proprio corpo. Una vera e propria questione di principio, per lui, al pari del diritto a non indossare scarpe senza per questo essere giudicato come selvaggio o al pari del diritto a possedere una locanda senza dover sottostare obbligatoriamente all’influenza di un criminale locale: diritti che solo un carattere forte, come a tutti gli effetti era il suo, poteva essere in grado di pretendere e difendere.